Tiroidectomia
Per chirurgia della tiroide si intende l’asportazione totale della ghiandola, cioè la tiroidectomia totale, oppure la rimozione di una metà della ghiandola, cioè la loboistmectomia o emitiroidectomia.
Il trattamento chirurgico consiste nell’asportazione della totalità della ghiandola o della sua metà mediante un’incisione a livello della base anteriore del collo qualora si esegua mediante la tecnica tradizionale. In casi selezionati sono possibili anche approcci attraverso l’ascella o la bocca.
L’obiettivo del trattamento chirurgico è l’asportazione della ghiandola rispettando le strutture vicine ad essa. In particolare, il chirurgo ha cura di preservare le ghiandole paratiroidi (che regolano il metabolismo del calcio e del fosforo) e dei nervi laringei ricorrenti (che regolano il movimento delle corde vocali). I rischi di lesionare tali strutture possono essere notevolmente ridotti in mani esperte, rivolgendosi ai Centri in cui l’esperienza nella chirurgia della tiroide è elevata. Eventuale deficit della motilità delle corde vocali può migliorare mediante logoterapia (esercizi della voce) o iniezioni di materiali biocompatibili all’interno delle corde vocali. Qualora la calcemia si riduca in caso di “inattivazione” post-chirurgica delle ghiandole paratiroidi (ipocalcemia), tale deficit può essere corretto mediante l’assunzione di calcio e vitamina D in compresse fino a quando le ghiandole non recuperino la loro funzione.
La qualità di vita dei soggetti sottoposti a tiroidectomia non cambia in senso peggiorativo in quanto lo specialista endocrinologo prescrive l’ormone tiroideo di sintesi (=levotiroxina) che sostituisce perfettamente quello prodotto dalla ghiandola.
Paratiroidectomia
La paratiroidectomia è un intervento che consiste nell’asportazione chirurgica di una paratiroide patologica.
Le ghiandole paratiroidi producono l’ormone paratiroideo (PTH) per regolare il livello di calcio nel sangue. Altre cellule del corpo, in particolare le cellule delle ossa, dei reni e dell’intestino tenue, rispondono al PTH aumentando il livello di calcio nel sangue. In condizioni normali, questo controllo è abbastanza preciso. Se una o più ghiandole paratiroidi aumentano di volume e producono troppo PTH, il livello di calcio nel sangue aumenterà. Quando il livello di calcio nel flusso sanguigno è superiore al normale e le ghiandole paratiroidi smettono di rispondere appropriatamente all’aumento, questo porta alla condizione chiamata iperparatiroidismo primario. Questa condizione è raramente dovuta al cancro (<1%).
Sintomi da iperparatiroidismo primario:
– osteoporosi o fratture dovute alla ridotta densità ossea
– calcoli renali
– diminuzione della funzionalità renale
– calcio nelle urine nelle 24 ore > 400 mg
– iperecalcemia
– sintomi neuromuscolari o psicologici.
R rimuovendo chirurgicamente una paratiroide iperfunzionante (per adenoma o iperplasia) si può ottenere una normalizzazione dei livelli di PTH e calcio nel sangue, con conseguente risoluzione dei sintomi dell’iperpartiroidismo.
Il trattamento chirurgico dell’iperparatiroidismo deve mirare alla asportazione di tutto il parenchima paratiroideo patologico e ipersecernente. La scelta dell’intervento dipende dal tipo di lesione causa dell’iperparatiroidismo e dal numero delle paratiroidi coinvolte. In caso di adenoma singolo paratiroideo, l’intervento consiste nella paratiroidectomia, cioè nell’exeresi della ghiandola patologica. In caso di iperparatiroidismo primario da iperplasia delle paratiroidi, l’intervento indicato è la la paratiroidectomia sub-totale (asportazione di tutte le paratiroidi), con o senza autoinnesto di frammenti di tessuto paratiroideo in tasche muscolari (di solito in avambraccio).
L’intervento viene eseguito in anestesia generale. Nell’85-90% dei pazienti con iperparatiroidismo primario, solo una ghiandola è anormale. Con l’uso di accurati studi di imaging preoperatorio (ecografia collo e scintigrafia) e misurazione intraoperatoria del PTH (durante l’intervento si procede al dosaggio intraoperatorio dell’ormone tramite prelievo ematico per escludere la possibilità di interessamento patologico di altre paratiroidi), nella maggior parte dei casi è possibile la paratiroidectomia minimamente invasiva attraverso un’incisione di piccole dimensioni. Ciò consente ai chirurghi endocrini di eseguire un’esplorazione più limitata e mirata in cui esiste un’elevata probabilità di avere una sola ghiandola anormale. Se i livelli di PTH diminuiscono in modo appropriato, suggerendo che le altre tre ghiandole funzionano normalmente, l’operazione si conclude, in caso contrario il chirurgo continua a esaminare le restanti ghiandole paratiroidee.
Ci sarà una medicazione sulla incisione; dopo la sua rimozione (al primo controllo post-operatorio) è utile utilizzare una crema che protegga dal sole. Si possono riprendere le normali attività. Camminare all’aperto, salire e scendere le scale ed eseguire attività leggere. Evitare attività faticose o sollevare pesi. In generale, si può tornare al lavoro quando ci si sente pronti, di solito entro una-due settimane. Si riprende una normale dieta equilibrata.
In generale, i risultati della patologia possono essere definitivi circa 10-14 giorni dopo, pertanto saranno discussi al I o al II appuntamento post-operatorio, se non diversamente indicato.